Pensioni e lotte di classe in Francia

Proponiamo un articolo, comparso nel blog lottobre.worpress.com il giorno 10 dicembre, pubblicato dal compagno Alberto Ferretti, militante del PCI originario del Fermano e che vive in Francia, il quale è un osservatore privilegiato dell’importantissima lotta dei lavoratori che si sta svolgendo in Francia intorno alla proposta di riforma delle pensioni. Si può ben dire che la classe operaia francese è in questo momento l’avanguardia nella lotta contro il grande capitale dell’Unione Europea, nello scontro tra profitto privato e diritti dei lavoratori. È dovere dei lavoratori italiani il sostegno, anche economico, a quelli d’Oltralpe: lo sciopero ad oltranza non può essere vinto senza un sostegno internazionalista. Per inviare un sostegno economico rimandiamo alla pagina facebook della CGT di Parigi  e al sito lepotsolidaire.fr. Alla fine dell’articolo del compagno Ferretti inseriamo il link ad un articolo comparso il 24 dicembre nel sito nazionale del PCI.


Giunta al sesto giorno di sciopero generale contro la riforma delle pensioni, la Francia è in questo momento un paese bloccato da un mobilitazione sociale di massa che non accenna a sgonfiarsi. Anzi, galvanizzati dall’enorme partecipazione ai cortei del 5 dicembre – quando un milione e mezzo di manifestanti hanno invaso le piazze e le strade di Francia mentre le adesioni allo sciopero superavano il 60% nei settori chiave (in particolare trasporti e scuole) – i sindacati di lotta hanno indetto per oggi la seconda giornata di manifestazioni, che si annunciano importanti e decisive.

È attesa infatti per domani (mercoledì 11) la presentazione ufficiale da parte del governo del progetto integrale di riforma. Un governo che è però sulla difensiva vista la prova di forza della classe lavoratrice che ha saputo anche vincere per ora la battaglia dell’opinione pubblica, con un sostegno generalizzato e trasversale alle ragioni della protesta. La classica postura arrogante del governo cede il passo dunque, sotto i colpi della lotta di classe, a un atteggiamento più dialogante e addirittura disposto a fare “concessioni”. Le quali non sembrano interessare i sindacati, in particolare la CGT (omologo francese della CGIL e motore e spina dorsale del movimento) che chiedono il ritiro totale della riforma.

Per capire la posta in gioco vi proponiamo la traduzione a cura di Giuseppe Sini di un articolo apparso su Initative Communiste organo del “Pôle de renaissance communiste en France”:

“La controriforma delle pensioni con l’introduzione del sistema a punti, proposta dal regime di Macron e ordinata dall’Unione Europea, lascerà molti perdenti nella classe lavoratrice, tanto nel regime generale e complementare, quanto in quelli speciali: è una cosa matematica. […] In effetti, alla base del sistema a punti di Macron vi è un calcolo della pensione sulla totalità dei 43 anni di carriera lavorativa. Dunque non sui 25 anni migliori. Teniamo a mente che prima della riforma Balladour si trattava dei 10 anni migliori. Una pensione calcolata su 42 anni, al posto dei 25 migliori, integra nel computo i 17 anni peggiori. Ciò significa che sarà matematicamente più bassa. Basti pensare ai funzionari che dovranno integrare nel calcolo i loro 41,5 anni peggiori. Più piccola la torta da spartire tra sempre più aventi diritto, più piccole le fette! Questa riforma della previdenza, introducendo il sistema a punti, mira poi a scolpire nella pietra che le pensioni non devono pesare oltre il 14% del PIL… anche se il numero dei pensionati aumenta. Macron vuole far pagare la crisi ai pensionati (vale a dire ai salariati), ovvero prendere ai lavoratori per dare ai ricchi! I deputati di LREM [La Républiche En Marche, il partito di Macron, n.d.t.] sono nel panico: i francesi hanno compreso quanto tale riforma sia volta a circoscrivere la parte di ricchezza nazionale destinata ai pensionati, nonostante il loro numero aumenti. Al che replicano ripetendo a destra e a manca che la “torta” (il PIL) aumenterà di grandezza (grazie alla crescita). Anche supponendo che nei prossimi 11 anni si abbia la stessa crescita degli 11 precedenti (+ 1,46%), il grafico seguente mostra che la “torta” non aumenta abbastanza velocemente!

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Questo porterà a far pagare la crisi ai pensionati: ricordiamo che nel 2008 il PIL è calato! (la torta è diventata più piccola). Il numero di ultra-ricchi invece (CAC 40 [uno dei principali indici azionari della borsa francese, n.d.t.], grandi patrimoni… ) non aumenta, ma la loro fetta di torta aumenta eccome: dopo il 1980 la parte dei dividendi nel PIL è triplicata (e del 14% è stato l’aumento annuale per i direttori generali di società del CAC 40). La ricchezza nazionale è prodotta dai lavoratori francesi […]; ed è la parte di tale ricchezza a loro destinata, una volta giunti alla vecchiaia (spesso in condizione di malattia), che Macron, l’UE e Philippe vogliono limitare. Se il numero di pensionati aumenta più rapidamente del PIL, senza che si accresca la quota di esso dedicata alle pensioni, la ricchezza nazionale per pensionato, cioè l’assegno di ogni pensionato, sarà inferiore. Tutta la propaganda governativa non potrà cambiare niente di tutto ciò.

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Viceversa, con l’aumento del PIL, i capitalisti vedranno senz’altro aumentare la loro ricchezza. […] Macron vuole impoverire i pensionati (e arricchire gli azionisti)! Il ministro comunista Ambroise Croizat, sulla scia dell lotta eroica dei partigiani comunisti, consentì ai lavoratori francesi di avere una pensione solida e solidale così come la previdenza sociale: proteggiamo questa eredità conquistata col sangue nelle lotte contro le élite collaborazioniste. Per salvare questo lascito del Consiglio Nazionale della Resistenza e affinché si ritorni ai «giorni felici», dobbiamo porre fine all’euro-austerità imposta dai criteri di convergenza di Maastricht e alla dissoluzione della Repubblica Francese nell’Unione europea antisociale e neoliberista.

Nel 1995 il Piano Juppé era dettato dai criteri di convergenza per entrare nell’euro, facendo pagare tale sforzo ai lavoratori.

Oggi, 2019, la riforma delle pensioni di Macron è dettata dai cosiddetti Grandi orientamenti delle politiche europee e mira a derubare i lavoratori imponendo loro un giogo economico sovranazionale. Per difendere efficacemente il nostro modello sociale solidale e non-mercantile lottiamo tutti insieme, liberiamoci dalla camicia di forza dell’austerità imposta dalla stretta fascisteggiante dell’UE e di Macron-MEDEF!”.


Con i lavoratori francesi in lotta! – Sito PCI nazionale.